Fotografie.
Lo sguardo che porto sull’architettura, in viaggio, in cantiere e a matita.
Viaggi


Febbraio–maggio 2018, un anno sabbatico dedicato all'architettura europea: la Scandinavia in inverno, Amburgo e Berlino, Praga, Vienna, il Vorarlberg e il Tirolo, poi l'Italia fino alla Sicilia. Dai maestri del Novecento ai cantieri in corso, una stessa domanda: come si costruisce, e per chi.
Alvar Aalto a casa sua
Lo studio (1955) e la casa (1936) di Alvar Aalto a Helsinki: la luce del nord, il legno curvato, i mobili e lo spazio pensati con un solo gesto.
La luce senza la sorgente
Il design scandinavo ha fatto della lampada un oggetto d'architettura: lamelle, anelli, tele tese o perforazioni nascondono la lampadina e lasciano vedere solo la luce che essa rinvia. Una risposta, probabilmente, a inverni in cui si vive gran parte della giornata sotto la luce artificiale.
Luce del Nord
Helsinki ed Espoo in inverno: dal neoclassicismo di Engel alle cappelle contemporanee, edifici che catturano una luce rara e bassa.
Oslo, il porto riconquistato
Sul vecchio porto, l'Opera, le torri di Barcode e la nuova biblioteca in cantiere: un intero quartiere che si volge verso il fiordo.
Amburgo, Berlino: abitare
Il mattone dei quartieri operai, le sue eredi contemporanee, la sala da concerto sul magazzino e alloggi per studenti fatti di container impilati.
Praga, l'abitazione a pannelli
Una mostra sui grandi complessi cecoslovacchi in cemento prefabbricato, e la città dove le rotture del dopo 1989 si leggono nel paesaggio.
Vienna, da Loos a Hadid
Il rifiuto dell'ornamento, la Secessione, poi un campus universitario contemporaneo: un secolo di rotture nella stessa città.
Vorarlberg e Tirolo: costruire giusto
Una cultura del costruire precisa e sobria: cemento, vetro, legno strutturale, terra, e un'architettura che tiene conto della valle e del lago.
Italia, la città antica
Da Venezia alla Sicilia: la città sull'acqua, le facciate dipinte, le cisterne romane, il teatro all'italiana e il teatro greco di fronte al mare.
Marzo 2016 e febbraio 2017, dalla Daurade a Saint-Cyprien, sulle due rive della Garonna. Una città priva di pietra da costruzione, che ha costruito tutto in mattoni di terracotta: la facciata ordinata, la casa di borgo e il muro cieco che conserva l'impronta di ciò che è stato demolito.
Facciate di mattoni
Il mattone fa tutto: il muro, la decorazione, le cornici delle aperture. La pietra e l'intonaco intervengono solo come complemento, ed è la loro posizione a dire come si costruiva.
Il muro messo a nudo
Quando una casa scompare, il muro della vicina resta in piedi e conserva la sezione di ciò che vi si appoggiava.
Agosto–settembre 2016, da sud a nord: Città di Ho Chi Minh, gli altipiani di Đà Lạt, la costa (Nha Trang, Hội An, Đà Nẵng, Huế), il delta del Fiume Rosso, poi le montagne di Sa Pa. Un paese letto attraverso la sua materia: il lotto stretto, il mattone, la carpenteria, e una città che si ricostruisce a grande velocità.
Il lotto stretto
La casa a tubo (nhà ống): quattro-cinque metri sulla strada, venti e più in profondità. Solo la facciata su strada è composta, spesso con grande ricchezza di dettagli; i muri laterali restano nudi, in attesa del vicino.
Il mattone, dalla terra al muro
Dalle torri cham dell'VIII secolo alle fornaci del delta, lo stesso materiale, modellato, essiccato, cotto e impilato quasi interamente a mano, e soprattutto da donne.
Torri e templi
Sovrapposizione dei tetti, verticalità, ornamento spinto fino alla pelle dell'edificio: una grammatica che va dalla pagoda monumentale alla tomba di famiglia, tra tradizione ed espressione contemporanea.
La città in mutazione
Lottizzazioni sulle dune, torri in costruzione dietro le baracche dei pescatori, oggetti-segnale: il contrasto tra abitato precario e città emergente si legge a occhio nudo.
Legno, tetto, carpenteria
Ciò che protegge e ciò che porta: tegole, grate, graticci, ossatura innalzata prima dei muri.
Marzo 2016, due giorni tra Osaka, Nara e Kyoto. Il legno monumentale dei templi, la soglia tra la sala e il giardino, e una città fatta di lotti serrati dove ogni epoca conserva il suo posto.
Il legno monumentale
Al Tōdai-ji di Nara, la struttura in legno è mostrata così com'è: pilastri, mensole, tetti sovrapposti, a una scala che pochi edifici in legno hanno raggiunto.
Soglie: dentro, fuori
Gallerie, gronde, pareti scorrevoli: il limite tra l'interno e il giardino è uno spessore che si abita, non un muro.
La città serrata
Ogni edificio sul suo lotto, senza sagoma comune: case di legno, edifici stretti, viadotti e torri si giustappongono senza allinearsi.
Febbraio 2013, due giorni a Manhattan, dal traghetto della punta sud a Central Park. Una città letta in altezza e in profondità: le epoche sovrapposte di Lower Manhattan, il vuoto del memoriale, la regola del 1916 che scolpisce le torri e la spirale di Wright di fronte al parco.
Arrivare dall'acqua
Il traghetto per Staten Island, gratuito, parte dalla punta sud ogni mezz'ora. È ancora il modo migliore per leggere Manhattan: da lontano, come l'hanno vista tutti quelli che arrivavano dalla baia.
Lower Manhattan, le epoche sovrapposte
Intorno a Bowling Green e Wall Street, la città coloniale, la giovane repubblica e la piazza finanziaria occupano le stesse strade. I monumenti dell'Ottocento tengono ancora il loro rango, ai piedi delle torri.
Ground Zero, dodici anni dopo
Nel febbraio 2013 il memoriale è aperto da un anno e mezzo; tutt'intorno il nuovo World Trade Center sta ancora sorgendo.
Il porto di South Street
Sull'East River, le banchine del vecchio porto, i suoi velieri conservati e il ponte di Brooklyn al tramonto.
La città in verticale
Da Herald Square a Columbus Circle, un secolo di grattacieli: la regola del 1916 che scolpisce le sagome, l'Art déco, poi l'acciaio e il vetro.
Il Guggenheim di Wright
Una rampa continua attorno a un vuoto, di fronte a Central Park. Nel febbraio 2013 la rotonda ospita la mostra dedicata al gruppo giapponese Gutai.
Central Park
Un paesaggio interamente costruito a partire dalla fine degli anni 1850 da Olmsted e Vaux, all'interno della griglia: un lago, dei ponti, una terrazza.